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29/04/13

Forza, Giuseppe!


Suona male, ma l'intento non è quello di sbertucciare una bruttissima storia. Vorrei avere meno sonno ed essere più ispirato per spiegarmi meglio, ma a quest'ora e dopo una giornata pesante qualunque cosa mi uscirà storta.
Dedico un abbraccio grandissimo alla giovane figlia del carabiniere, Martina, che in poche parole in conferenza stampa ha dimostrato a tutti cosa vuol dire avere i maroni anche se si è femmine.
Rivolgo un pensiero al carabiniere Giangrande, colpevole di esercitare la sua funzione piantonato davanti al portale d'accesso ad un mondo alieno: quello dei politici autoreferenziati, che arrivano in auto blu, scorta e sirene spiegate e se ne fregano se il mondo fuori dal loro va a rotoli.
Una riflessione anche sull'attentatore, il disgraziato Luigi Preiti: nessun eccesso di comprensione da parte mia, nessun tentativo di motivare il gesto in modo goffo e disarticolato. Preiti è un disgraziato, non uno squilibrato cronico. Magari squilibrato lo è diventato, nel momento in cui gli si è chiusa la vena e ha deciso che questa vita fosse troppo ingiusta con lui e troppo ingiustamente giusta con quella casta che svivacchia alla grande là dentro, alle sue spalle. Voleva sparare ai politici, poi ha sparato a due funzionari dello stato, che come lui arrivano a fatica a fine mese.
Ma com'è che questa tragedia la stiamo vivendo tutti come già annunciata? Come qualcosa di più grosso che sta montando, lentamente, ma progressivamente?
Come ha detto Martina: "Spero che questo incidente possa almeno far riflettere tutti e far sì che qualcosa possa migliorare".
Purtroppo, ho l'impressione che chi dovrebbe maggiormente riflettere in questo momento si stia occupando più che altro dei propri interessi.
Haldeyde

31/10/09

Morte del detenuto Stefano Cucchi

Non è il primo e non sarà l'ultimo il caso di morte per caduta dalle scale di un detenuto dopo l'arresto per possesso di sostanze stupefacenti. Un po' di giusta indignazione, tanta retorica, ma soprattutto tanta ipocrisia.
Le forze dell'ordine, nella stragrande maggioranza dei casi, fanno il loro lavoro. Paga irrisoria per rischiare l'incolumità e spesso la vita. Spesso senza i mezzi necessari per fare fronte alla criminalità ad armi pari. Non dimentichiamolo.
Ma le poche mele marce sono quelle che purtroppo sviliscono la divisa dei tanti che fanno onestamente il loro lavoro. In Italia ci sono le divise che muoiono per proteggere un magistrato, ma anche quelle che pestano gli studenti nella caserma di Bolzaneto, evocando inquietanti parallelismi tipo Garage Olimpo e i desaparecidos.
Da un lato è giusto che i Ministri La Russa ed Alfano innalzino i vessilli di protezione verso le forze armate (anche se poi, tagliando i finanziamenti, il Governo le mette in ginocchio, impedendole di avere i mezzi per acquistare il carburante pr le volanti od il toner per le stampanti). D'altro canto, certi episodi di barbarie chiedono giustizia. Troppi i casi di violenze sui detenuti, quasi sempre nascosti all'esterno e comunque taciuti dalla stampa.
Questa volta è diverso. Stefano Cucchi, un giovane di 31 anni, 47 chili di peso, epilettico, viene arrestato in possesso di 20 grammi di sostanze stupefacenti. Non entro nel merito che fossero droghe leggere o che fossero per uso personale o per spaccio. Drogarsi non è bello ed oggi è anche fuorilegge. Entra in carcere e ne esce morto. Ufficialmente caduto dalle scale, poi spentosi nell'ospedale per detenuti dopo aver rifiutato cure e cibo per giorni.
Perchè stavolta è diverso? Perchè i parenti del giovane fanno pubblicare le foto del corpo martoriato, massacrato di botte, fratturato e gonfio. Io le ho viste oggi e vi giuro che ho pianto.
Questo è il link, ma è uno spettacolo duro, che non consiglio a persone sensibili. Se avete la forza apritelo.
Ho pensato che non è vero che certe cose accadono solo ai delinquenti. Purtroppo può accadere a tutti. Lo spazio di un malinteso, di un errore di valutazione, e ti ritrovi sprofondato nell'incubo.
Giustizia è quello che chiede la famiglia Cucchi.
Anche nel rispetto dei tutori dell'ordine che fanno correttamente il loro mestiere ed ai quali dobbiamo comunque tanto.
Haldeyde