08/01/15

Satira è anche non prendersi troppo sul serio


L'assalto a Charlie Hebdo, concluso con la morte di 12 persone ed il ferimento di altre, è sicuramente una ferita aperta alla libertà di espressione. Unirsi ad un abbraccio virtuale alle vittime, in particolare ai redattori della rivista dai più noti, come il mitico Wolinski, a quelli meno noti, è importante, se non addirittura necessario.
Anch'io sono rimasto molto colpito, forse perché alcuni li leggevo e li correlavo immediatamente ad immagini giocose ed irridenti, non certo alla morte violenta o allo scontro fra differenti integralismi.
A mente fredda, però, mi corre l'obbligo di esprimere la mia necessità di smorzare i toni, di non farmi risucchiare da un sentimento anti-islamico, di non paragonare questi 12 morti all'11 settembre. 
Soltanto oggi, mentre sventolavano vignette-fotocopia, con matite spezzate e/o grondanti sangue, in Nigeria Boko Haran ha incendiato 16 villaggi, dove si teme abbiano ucciso duemila persone. Soltanto oggi. Quindi non pompiamo eccessivamente il nostro fremito di libertà per una strage ampiamente annunciata e prevedibile, la cui dimensione scompare se paragonata a ciò che succede in terre lontane per motivazioni simili.
Non mi metto oggi a dissertare sulla necessaria distinzione fra Islam e integralismo islamico, così come fra Cattolicesimo e crociate, o Ebraismo e coloni con bulldozer. 
Non sono così a sinistra da tollerare qualsiasi intemperanza o da pensare che si debba abbracciare chiunque, anche chi ti inchiappetta o semplicemente ti deruba impunemente perché gli è consentito di vivere clandestino e senza regole. Non mi sento neppure così a destra da volere perseguitare chi ha la pelle di un colore più ambrato della mia.
Teniamo per un attimo religione e xenofobia separate dalla satira.
La satira deve essere libera, ma dovrebbe essere libera anche di restare volontariamente nel confine del buon gusto. In questo mi sento di dire che Charlie Hebdo probabilmente ha talvolta travalicato il limite fra satira ed insulto. Lo ha fatto, ad onor del vero, con una certa par condicio fra le differenti religioni, ma non c'è dubbio che alcune vignette fossero grossolanamente offensive. Certo, non è una attenuante per una strage, ma non credo che si possa sempre arroccarsi dietro alla cosiddetta libertà di espressione. Altrimenti potremmo tranquillamente bestemmiare in Chiesa e nessuno si offenderebbe.
Insomma, "Io sono Charlie" perché amo la satira, la libertà di pensiero e di espressione e perché mi sento vicino ai 12 sventurati, ma "Io non sono Charlie" se libertà di espressione deve includere anche quella di offendere le persone in ciò che hanno di più caro, la loro fede. Anche se io non sono credente.
Haldeyde


2 commenti:

afterfindus.com ha detto...

La vignetta, come sempre, è deliziosa. Il commento fa polpette di tanta propaganda e superficialità che ci è toccato subire in questi giorni.

Per cui, ora e sempre indossiamo mutadoni: Je suis Haldehyde! :-)

Pasquale Ruotolo ha detto...

L'insulto riguarda le persone non le entità astratte, come i presunti capi religiosi o filosofici, anche se storici. Se parlo male di Socrate o lo derido, nessuno si arrabbia, non solo perché ha meno seguaci di Maometto. Come sempre, è solo questione di numero e della capacità di farlo contare!